Letter from Cardinal Charles Erskine
A letter from Cardinal Charles Erskine to Ms Pergoli. The item has a printed extract from an auction catalogue describing the content of the letter. The letter is dated 23 January 1795 at London. Erskine states that when he entertained his correspondent at Chigiano, they never thought that one day 2,000 miles would separate them. The winter in London is very severe, but that of 1740, which doubtless his correspondent remembers, is nothing in comparison. The fog and the smoke prevents him from se
Details
- Level of description
- Item
- Date
- 23 Jan. 1795
- Reference
- 11
- Extent and medium
- 3 pp; manuscript; 1 p.; printed
- Scope and content
- A letter from Cardinal Charles Erskine to Ms Pergoli. The item has a printed extract from an auction catalogue describing the content of the letter. The letter is dated 23 January 1795 at London. Erskine states that when he entertained his correspondent at Chigiano, they never thought that one day 2,000 miles would separate them. The winter in London is very severe, but that of 1740, which doubtless his correspondent remembers, is nothing in comparison. The fog and the smoke prevents him from seeing the sun. He also affirms that he has taken care of the interests of the Holy Father.
- General note
- For biographical information on Cardinal Charles Erskine see https://en.wikipedia.org/wiki/Charles_Erskine_(cardinal)
- Repository
- Irish Capuchin Archives
- Context
- Irish Capuchin Archives > Papers of 'The Capuchin Annual' and the Irish Capuchin Publications Office > Papers of Fr. Senan Moynihan OFM Cap. > Autograph Letters and Historical Ephemera
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- le nice more, giacchi non papa Settimana, che io non gli scriva. Dogo ciò varebbe imitile, che io ve he paolapi: basterà diroi in rostargo che il piccolo vantaggio della linegna, d…
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Londra 28. Genl - 1795 - Gentilipa Siglap erandia Qui l'avrebbe detto affigiano, che ungior no ci pacepimo feritto duemila niglia lontan no fosta vanno le cofa; Danne e gratifici mo questo combinazione, che mi ha for nita una prova della vogra costante anici zia. Quere in nego al colergio voi, come ni fate lagrapia di dioni, avete conservata la stapabanta per nei gofo equalmente afficuranti che nepuna distanza di bargo, o di luogo ha gottato alberare i nici fanti nenti vergo di voi. Igne già sagete sono già quattordici nepi, e neggo, che mi ribroro qui e finora il dima non ni a stato contrar ris, non ostante, che questo Inverno fia il più severo, che lagerte fi ricordi dal anno 1740 in qua. Si freddi di fastel S. Crom deli quali vi ricorderate, sono unnicate al al paragone: intendo di dire ful fermone tro, perche signordo alla fansazione, non ho intago il freddo que nicente più, che albro ve. Quello che più dispiace in questa fitta è la nebbia frequente, e il fano continuo, per cui, durante l'Inverno, è cofa apai rara vedere il sole. E quando sonnerà in Roma non lo so. Sorrie efferva per sin graziare in voce Nostro signore per le bar te beneficenze, coltre quali mi ha ricolnato ancor lontano; ma non vedo quando ciò gotta accadere. Sono intanto sensibilipimo alle perde che prendete in batto ciù che mi concerne, e vera vendo futti quelli ringro zianenti che devo. Dal mio ottimo anno il sigl. fr. Dodatario avete ber gottato fagere le nice more, giacchi non papa Settimana, che io non gli scriva. Dogo ciò varebbe imitile, che io ve he paolapi: basterà diroi in rostargo che il piccolo vantaggio della linegna, di qualche parantola, e delle provenienti ani cizie, sopra tutto però il rispetto, e l'annira zione che qui commencerente fi ha del nostro Sto dadre, e delle viotri da lui dimostrate nelle pragenti che liche circostanze anno concili quel favore qui, di cui detto che contento Vi grego vendere i nici distinti schubi, e rin grazianenti al Sigl. Giacomo, e venga albro giro di gardere ma semplicemente, e chiettane se vedete mi sempore, qual già vi avete come schubo pel vostro Dat let, ed havi affro P. S. Le ne avese l'occazione, Carlo Lostiene anni licenze di paluti alla nostra Sigl. Caterina —